Intolleranza al caffè: come riconoscerla e cosa fare

Ultimo aggiornamento: 04.12.22

 

Lungo, corto, macchiato, corretto, caldo o freddo, il caffè rientra tra le bevande più consumate al mondo, ma non tutti sanno che può essere anche fonte di intolleranza. Vediamo come riconoscere questa rara allergia alla caffeina e quali sono le misure preventive da adottare per gestirla al meglio.

 

A colazione, pranzo e cene la “tazzulella ‘e cafè” è un rito quotidiano a cui è impossibile rinunciare e non esiste buongiorno che non porti con sé il profumo e l’effetto energizzante dell’espresso. Ma c’è anche chi, pur apprezzandone il gusto, l’aroma e la carica, non può abusarne a causa di una serie di controindicazioni che la celebre bevanda può comportare. Anche se è difficile crederlo, alcune persone sono, infatti, costrette a rinunciarvi perché soffrono di intolleranza o allergia alla caffeina.

Pur trattandosi di disturbi abbastanza rari, possono comunque comportare sintomatologie più o meno gravi che è bene non prendere sotto gamba per evitare potenziali complicazioni che rischierebbero di mettere a repentaglio la salute e il benessere generale dell’intero organismo. Se anche voi sospettate di soffrirne, continuate a leggere per scoprire come riconoscere i sintomi e agire tempestivamente per tenerli sotto controllo in modo da prevenire e limitare i fastidi.

Intolleranza o allergia? Ecco come distinguerle

Prima di entrare nel vivo del nostro post è doveroso fare una distinzione tra intolleranza e allergia alimentare, due disturbi che vengono spesso confusi tra loro a causa della similitudine dei sintomi correlati.

L’allergia è una reazione immunitaria che il nostro organismo mette in atto quando entra in contatto con una determinata sostanza (allergene) che viene percepita come elemento estraneo potenzialmente pericoloso. Nel caso del caffè, a provocare la risposta del sistema anticorpale è la caffeina, un alcaloide insolubile che, anche in concentrazioni molto basse, può determinare reazioni allergiche nei soggetti predisposti, sfociando in effetti collaterali mediamente gravi in seguito all’assunzione.

Nel caso delle intolleranze, invece, il sistema immunitario non viene coinvolto e, a seguito del consumo eccessivo di uno specifico alimento, il corpo “si ribella” perché non riesce a digerirlo in modo corretto, con conseguenze generalmente più lievi rispetto all’allergia vera e propria. Ciononostante, anche in questi casi è buona norma non sottovalutare il problema poiché a lungo andare potrebbe aggravarsi e determinare l’insorgenza di sintomatologie più gravi, come dermatiti, problemi respiratori, alterazioni della flora batterica intestinale e gastriti.

Per quanto riguarda i rimedi che si possono attuare per evitare le reazioni avverse al cibo, spesso basta semplicemente eliminare quel determinato alimento dal proprio regime alimentare (la cosiddetta dieta di esclusione) per non riscontrare più nessun tipo di manifestazione.

Tuttavia, nel caso delle intolleranze, in certe circostanze e sempre dietro consiglio del proprio medico si può comunque continuare ad assumere quella data sostanza, purché in piccole quantità e dopo l’astensione totale per un breve periodo per permettere all’organismo di ricreare il patrimonio enzimatico necessario alla corretta digestione dell’alimento.

 

Allergia al caffè: sintomi e cause

Bene, ora che conosciamo la differenza tra allergie e intolleranze sarà sicuramente più facile rispondere alla domanda che in molti si pongono: come capire se si è intolleranti al caffè?

Innanzitutto, va puntualizzato che i casi di intolleranza alla caffeina sono, nelle forme più acute, abbastanza rari e si verificano generalmente quando la dose giornaliera assunta, attraverso il consumo di alimenti e bevande che la contengono, supera i limiti della tollerabilità.

A ogni modo, anche se le tempistiche di reazione dell’organismo variano da persona e persona, i sintomi dell’intolleranza al caffè sono, in linea di massima, sempre gli stessi e vanno dal gonfiore addominale all’emicrania, fino al bruciore agli occhi e agli spasmi muscolari, oltre all’insonnia, all’ansia e alla tachicardia dovute alla capacità della caffeina di stimolare il sistema nervoso centrale.

Nei casi più gravi, il malessere dopo il caffè può accompagnarsi anche a nausea, tremori, mal di pancia, diarrea e difficoltà nella digestione, in genere causati dall’acidificazione dei tessuti dell’apparato digestivo e gastrointestinale determinata da una proteina contenuta nella bevanda.

Attenzione, però: l’espresso centellinato al bar o preparato a casa con moka e macchina da caffè a capsule potrebbe non essere l’unico responsabile dell’intolleranza: a dispetto di quanto si possa pensare, esistono altri alimenti e bevande che contengono caffeina, come bibite a base di cola, gelati, barrette di cioccolato, dolciumi, pasticceria da forno e persino alcuni farmaci e cosmetici.

Pertanto, nel caso in cui si dovessero manifestare i sintomi dell’intolleranza al caffè è buona norma rivolgersi al proprio medico curante o a uno specialista per farsi prescrivere tutti gli accertamenti del caso, adottando magari anche qualche metodo empirico (come escludere dalla propria dieta tutti i prodotti alimentari che contengono la sostanza “incriminata”) per osservare se ci sono miglioramenti sul proprio stato generale di salute. Se l’assenza di caffeina dal proprio regime alimentare si associa allo scomparire della sintomatologia, con molta probabilità si è intolleranti al caffè.

 

Cosa prendere al posto del caffè in caso di intolleranza

Come già anticipato, una volta accertato attraverso test ed esami specifici di essere intolleranti al caffè, il medico può prescrivere una dieta a esclusione che preveda l’eliminazione totale della caffeina per un tempo limitato. Durante questo periodo, lo specialista valuterà eventuali miglioramenti del proprio metabolismo in modo da adottare ulteriori strategie terapeutiche, come l’assunzione di antistaminici e decongestionanti topici, per ridurre i sintomi respiratori e cutanei associati all’assunzione della sostanza.

In questi casi, chi non può proprio fare a meno della tanto amata tazzina di espresso è solito chiedersi come sostituire il caffè con alternative che abbiano lo stesso effetto energizzante e rinvigorente sull’organismo, ma senza comportare gli effetti collaterali tipici della caffeina.

Fortunatamente, esistono numerose bevande naturali da consumare a colazione e dopo i pasti per avere la giusta carica di energia con cui affrontare i numerosi impegni quotidiani. Tra queste la più amata è sicuramente il ginseng, che condivide con l’espresso sia il formato in tazzina sia le proprietà stimolanti e ricostituenti, ma con una quantità di caffeina talmente ridotta da non comportare gli stessi effetti negativi dell’allergia al caffè.

Un’altra valida alternativa è l’orzo, che oltre a vantare un gusto tanto aromatico quanto intenso, è in grado di alleviare i fastidi gastrici e rilassare le pareti intestinali in caso di disturbi digestivi e gastriti.

A questi due surrogati dell’espresso, senza dubbio i più richiesti e apprezzati dagli intolleranti alla caffeina, se ne aggiungono molti altri meno diffusi ma altrettanto validi, come il caffè di ghiande, il mate (una bevanda ottenuta dalle foglie essiccate della pianta di Yerba Mate), il caffè Yannoh (ottenuto dalla tostatura di vari cereali, come orzo, cicoria e segale) e il caffè di tarassaco.

 

 

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